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Renato Cestaro nel suo istintivo e dinamico agire dal marcato accento timbrico, protende quasi ad oggettivare la sua interiorità, rischiando di ridurre la pittura ad un puro fatto decorativo.  Il colore splende di luce propria e non fenomenologica, una luce che si manifesta in colore. Come nell’opera dal titolo “Estate” dove protagonista è l’albero, risolto con toni spezzati di rosso, che si staglia su di uno spazio non astratto, ma sensibile e vivente.

La visione rimane così ancora parzialmente naturalista e più che a trasporre la natura, la condensa freneticamente semplificandone la struttura e sovraeccitando i toni locali. Pur con lo stesso registro, ma con più controllo cromatico, nell’opera “Il sogno” si nota un cambiamento nella gamma coloristica che rivela lontane reminiscenze “cézanniane” nelle campiture.

Una donna, diafana, risolta con toni spezzati di giallo, dorme adagiata, sospesa, leggera come una nuvola, sui tetti di una ipotetica Venezia, appena suggerita: una gamma cromatica duttile, aerea, dalle sfumature fredde domina la superficie; i verdi, i blu, i violetti, percossi da bagliori di rosa e qualche contrappunto giallo-arancio. Nel sogno tutto può essere, tutto può accadere, anche sovvertire le leggi di gravità.

Emidio DE STEFANO - Critico

Renato Cestaro in his instinctive and dynamic acting from the marked timbral accent, stretches almost to objectify his own interiority, risking to reduce painting to a pure fact decorative.

 

Color shines with its own light and not phenomenological, a light that manifests itself in color. How in the work entitled "Summer" where the protagonist is the tree, resolved with broken tones of red, which stands out on one space not abstract, but sensitive and living.

The vision remains so still partially naturalist and more than to transpose the nature, condenses it frantically simplifying it structure and overexcite local tones.

Even with the same

 

register, but with more chromatic control, in the work "The dream" there is a change in the color range it reveals distant “Cézannian” reminiscences in the backgrounds.

A woman, diaphanous, resolved with broken tones of yellow, sleeps lying, suspended, light as a cloud, on the roofs of one hypothetical Venice, just suggested: a chromatic range ductile, airy, with cold shades dominates the surface; the greens, blues, violets, struck by flashes of pink and some yellow-orange counterpoint. In the dream everything can be, anything can happen, even subverting the laws of gravity.

 

Emidio DE STEFANO - Critic

Nelle sue opere, Carlo Scomparin, naïf colto, dal linguaggio del tutto personale e fiabesco, coglie e rielabora la realtà del suo vissuto quotidiano, del suo tessuto urbano che a differenza delle fiabe non è abitato da gnomi, puffi o fate, ma da esseri umani che svolgono le loro faccende quotidiane o da elementi che ne evocano la presenza. Come nell’opera intitolata “A piedi nudi sull'erba”, dove appaiono dei panni stesi al sole, donne alle finestre, campi coltivati e prati.

Subito dietro una schiera di case bianche dagli aguzzi tetti rossi che si stagliano sul verde complementare del bosco, i cui alberi hanno la forma di gigantesche foglie.

Foglia-unità su cui sono descritti piccoli rami fioriti quali elementi evocanti l’insieme-albero. Davanti, in primo piano, abbiamo 5 donne, giovani donne. Sono scalze e con la mascherina; è la loro prima uscita dopo il lockdown.

Il tutto dipinto a “plat ”, con residua reminiscenza dell’antica pittura bidimensionale, elemento di sicura efficacia sotto il profilo decorativo e narrativo.

Come nell’interessante “Bosco” dedicato a Paul Klee, dove tutto è rappresentato nel rispetto della materialità della tela, non solo come supporto, ma come elemento facente parte della composizione. Ancor più che in altre opere, è qui evidente l’intenzione decorativa nel rispetto della superficie piatta: intervallati dal bianco contrappunto del supporto, tanti piccoli quadrati-tessere si schierano sull’ampia tela; azzurri, gialli, blu cobalto, gialli oro, fino a decrescere nei toni più caldi delle terre rosse e brune.

Un possibile orizzonte è suggerito da foglie-albero dai valori cromatici verdi, più piccole, quasi ad accennare una sorta di scienza prospettica, e la restante totalità del bosco da foglie-albero più grandi, le cui tessere calde sono ogni tanto ritmate da altre verdi e viola.

Il tutto in un sapiente equilibrismo cromatico ed evocativo.

 

Emidio DE STEFANO - Critico

In his works, Carlo Scomparin, naive cultured, with a completely personal and fairytale language, captures and reworks the reality of his daily life, of his urban fabric which, unlike fairy tales, is not inhabited by gnomes, smurfs or fairies, but by beings humans who carry out their daily chores or by elements that evoke their presence. As in the work entitled "Barefoot on the grass", where clothes hanging in the sun, women at the windows, cultivated fields and meadows appear.

Immediately behind a row of white houses with sharp red roofs that stand out against the complementary green of the wood, whose trees are shaped like gigantic leaves.

Leaf-unit on which small flowering branches are described as elements evoking the whole-tree. In front, in the foreground, we have 5 women, young women. They are barefoot and with a mask; it's their first release since the lockdown.

All painted in "plat" form, with residual reminiscence of ancient two-dimensional painting, an element of certain effectiveness from a decorative and narrative point of view.

As in the interesting "Bosco" dedicated to Paul Klee, where everything is represented respecting the materiality of the canvas, not only as a support, but as an element forming part of the composition. Even more than in other works, the decorative intention in respect of the flat surface is evident here: interspersed with the white counterpoint of the support, many small square-tiles line up on the large canvas; blues, yellows, cobalt blue, golden yellows, until they decrease in the warmer tones of red and brown earths.

A possible horizon is suggested by smaller tree-leaves with green color values, as if to hint at a sort of perspective science, and the rest of the forest by larger tree-leaves, whose warm tiles are occasionally punctuated by other greens and purple.

All in a skilful chromatic and evocative balancing act.



Emidio DE STEFANO - Critic

C’è una fotografia di Aldo Pallaro che abbraccia un faggio secolare, come fosse una persona, la guancia appoggiata alla corteccia, un emblematico gesto d'amore. E' il sentimento assoluto che lo lega agli alberi, esseri viventi riconosciuti di pari dignità, e alla loro materia, il legno senza il quale l'uomo non sarebbe stato homo faber.

Il balzo concettuale di Pallaro è stato quello di andare oltre la necessità e l'utilità, oltre l'arte usuale (il crocefisso, le madonne, gli intagli dei cori) e di rendere il legno protagonista di sé medesimo, non solo materia da usare.

Lo scultore ha iniziato il suo lungo viaggio tra tronchi, venature, anelli dell'età nel 1993 e continua oggi scoprendo nuovi paesaggi, frontiere, disvelando segreti, portando alla luce l'evoluzione che gli alberi da soli non possono avere. La forma nascosta del legno coincide in ogni opera con quella del pensiero, in uno stupore che lega materia, immaginazione, visione.

Semplicemente, ciò che lo scultore ricava e inventa non sembra possibile, e invece è lì davanti agli occhi, davanti alle mani che possono toccare un tronco diventato essenza di idea. Con Pallaro, il legno è infinito: diventa cattedrale gotica, spirale, farfalla, foresta, conchiglia, fiore, geometria, intrigo intellettuale, perfino sesso. Ma restando legno, senza prendere altre sembianze. La tecnica sopraffina, una ricerca certosina che vola molto più in alto dell'arte applicata, fanno entrare in gioco la luce e lo spazio. Le ombre disegnano interiorità cangianti nel corpo stesso della scultura – e l'ombra non è mai entrata nei tronchi in natura – per una vita diversa da quella immobile dei boschi. Il rispetto dello scultore segue le venature, le isola, le fa vivere fino ad articolarsi in movimento: è il miracolo di Pallaro, dare al legno il movimento, un dinamismo che la natura non ha previsto a questo livello.

L'arte di Pallaro è natura indagata, senso della creazione primordiale, voglia di osmosi fisica con la materia, inno ad un'essenza superiore.

Le sue sculture sono il talamo in cui legno e uomo mischiamo il loro essere.

 

Paolo COLTRO - Critico

There is a photograph of Aldo Pallaro embracing a beech tree secular, as if it were a person, the cheek resting on the bark, an emblematic gesture of love. It is the feeling absolute that binds it to trees, living beings recognized as equals dignity, and to their matter, the wood without which man does not it would have been homo faber.

Pallaro's conceptual leap was to go beyond the necessity and utility, beyond the usual art (the crucifix, the madonnas, the carvings of the choirs) and to make the wood the protagonist of itself itself, not just matter to be used.

The sculptor began his long journey among trunks, veins, age rings in 1993 and continue discovering new ones today landscapes, borders, revealing secrets, bringing to light the evolution that trees alone cannot have. Shape hidden of the wood coincides in every work with that of thought, in a stupor that binds matter, imagination, vision.

What the sculptor derives and invents simply does not seem possible, and instead it is there in front of the eyes, in front of the hands that they can touch a trunk that has become the essence of an idea. With Pallaro, wood is infinite: it becomes a gothic cathedral, spiral, butterfly, forest, shell, flower, geometry, intellectual intrigue, even sex. But remaining wood, without taking others semblances. The excellent technique, a painstaking research that flies much higher than applied art, they bring the light and space. The shadows draw iridescent interiorities in the body of the sculpture itself - and the shadow never entered the logs in nature - for a life other than the immobile one of the woods. Respect for the sculptor follows the veins, isolates them, makes them living up to articulate itself in movement: it is the miracle of Pallaro, give the wood movement, a dynamism that nature does not have expected at this level.

Pallaro's art is nature investigated, the sense of creation primordial, desire for physical osmosis with matter, hymn to a superior essence.

His sculptures are the bed in which wood and man mix the their being.

 

Paolo COLTRO - Critic

Da: “La nuova Ferrara del 25 Marzo 2015:

 

……Renato Cestaro, dal canto suo, mette insieme gli elementi, permeando le sue opere di una visione poetica fatta di pigmenti personalmente selezionati quasi a rendere unica ed irripetibile l’esperienza non solo cromatica, ma anche materica. Il risultato è avvolgente poiché lascia allo spettatore la deduzione del “non detto” del “non affrontato” del “solo accennato”.

 

Michele GOVONI

 

.....Renato Cestaro meanwhile, for his part by combining various components manages to suffuse his works with a poetic vision created by his use of colours and hues personally chosen by him so as to produce an almost unique and unrepeatable experience which is both chromatic and material.The effect is all consuming in as much as it leaves the viewer with the impression of something “not declared” ,”not addressed “ but only “hinted at”.

 

Michele GOVONI

Renato Cestaro. Il segno si muove, si dilata, si incrocia con l'altro, cerca il proprio spazio... si perde, riprende dopo un po'...il colore lo segue, subentra, lo nasconde... macchie ocra, rosa e azzurre, rossi, grigi impossibili e gialli luminosi, si rincorrono e si mischiano tra loro in una sorta di ballo di gruppo, vivendo di luce propria e costruendo il soggetto. Il paesaggio si fa gioioso o triste, pieno di vita o calmo e rilassante...è umorale, come l'artefice, con le sue problematiche e le sue ricerche, il suo lasciarsi andare per chiedersi sempre di più, per chiedere aiuto alla sua conoscenza ed alla sua cultura, per esprimersi così sulla tela, compiutamente.

Si potrebbe pensare ad un vagabondo dell'arte, sembrano i suoi...degli appunti di viaggio: Londra, Parigi e...Venezia. Londra con la sua struttura un po' schizofrenica, piena di vita e lanciata verso il futuro. Parigi, melanconica e attaccata al suo passato, legata com'è alla Sua “belle epoque” che cerca di far rivivere per se più che per il turista e Venezia, la Venezia che ormai orde di turisti visitano come un museo a cielo aperto senza badare al fatto che ogni pietra, ogni muro ha una storia ben definita e, soprattutto grande e “loro” la calpestano come fosse un teatro di bassa levatura, in attesa di uno spettacolo preparato per compiacerli.

Vedere i quadri di Renato Cestaro, è come entrare in un alveo particolare, dove tutto si muove con decisione, sicuro di trovare l'armonia che costruisce e ripara si ripete e scappa, ogni movimento è nella giusta posizione ogni linea si interrompe al momento giusto ed i colori... creano l'atmosfera, quella da lui percepita.

Il suo è mero divertimento, lo sente, ne ha desiderio, partecipa e lo vive. Renato Cestaro è pittore, tratta il colore come pittore, si costruisce i colori come un pittore, così, come usava un tempo... dipinge senza badare alla rifinitura, tralasciando il superfluo, cercando l'Esperienza; diventando piano piano padrone di un mestiere che da secoli chiama gli adepti ad esprimersi, a cercare di migliorarsi nel nome di un emozione che solo loro conoscono e sentono e grati chiedono – per questo dono – la possibilità di donare agli altri le proprie sensazioni, i propri sentimenti... nella speranza di riuscirci.

Pietro BARBIERI

Renato Cestaro. The sign moves, expands , intersects with another one, looking for his own space ... loses himself, recovers after a while ' ... the color follows him, replaces, hides him…….. ocher spots , pink and blue, red, inconceivable grey and bright yellow , chasing each other and mingling with each other in a sort of dance group , living and building its own light, creating the subject. The landscape is joyful or sad, full of life or calm and relaxing ... it's moody, as the author , with its problems and its research, its let him go expecting more and more, asking for help to his knowledge and his culture, to express himself, totally, on the canvas.

You could think of a tramp art, his notes.....they appear as travel notes : London, Paris and…Venice. London with its structure a bit 'schizophrenic, full of life and towards the future. Paris, melancholy and attached to its past, bound as it is to its "belle époque”, trying to revive for itself rather than for tourists and Venice, the Venice that now hordes of tourists visit as an open-air museum regardless the fact that every stone, every wall has a well-defined and great history, and "they" are trampling on it as if it was a a minor theater ,waiting for a show prepared to please them.

When you see the paintings by Renato Cestaro , is like entering a particular channel , where everything moves decisively, certain to find the harmony that builds and repairs repeats and run , every movement is in the right position, each line stops at the right time and colors ... create the atmosphere , the one he perceives. He really enjoys it, he feels this enjoyment, he has desire, participates and experiences it.

Renato Cestaro is a painter, uses the color as a painter, color is created as a painter , as they used in the past ... paying no attention to the finish painting , leaving out the superfluous , looking for the Experience; gradually becoming a master of this craft that for centuries called the followers to express themselves , trying to improve in the name of an emotion that they only know and feel,and, that, grateful, ask, because of this gift - the chance of communicating to others their own emotions , their own feelings ... in the hope of succeeding in their aim.

Pietro BARBIERI

 

I mondi di Renato Cestaro sussistono invece nella forma indefinita tra “ciò che è stato e ciò che non sarà più”, delineando con rapida indeterminatezza una realtà informale in cui la forma appare mutevole e in trasformazione e i cui elementi materici e aerei si fondono, invadendo i confini del certo e dell’incerto.

Gaetano SALERNO - Art Critic - Savona

 

The worlds of Renato Cestaro instead subsist in the indefinite form between "what has been and what will no longer be", quickly defining an informal reality in which the shape appears changeable and in transformation and whose material and aerial elements merge, invading the boundaries of certain and uncertain.

Gaetano SALERNO - Art Critic - Savona


Da: “La nuova Ferrara del 25 Marzo 2015:

 

Carlo Scomparin, le cui opere sembrano condite di fantasiose immaginazioni.

 

Paesaggi e luoghi meravigliosi brillano di una luce calda che si unisce alla luce dell’ambiente in cui le opere sono esposte.

Nei quadri di Scomparin, infatti, il segno ed il colore si affiancano ad una pittura pastosa e direzionata che guida la luce attraverso la storia e le vicende raccontate.

 

Una pittura ricca di simbologie e di segni caratteristici (fra tutti gli alberi a forma di foglia) che fa assumere valore anche al tema cromatico, come per accompagnare lo spettatore nella narrazione per immagini.

 

Michele GOVONI.

 

 

 

 

Carlo Scomparin, whose works seem seasoned with imaginative imaginings.

 

Beautiful landscapes and places shine with a warm light that joins the light of the environment in which the works are exhibited.

 

In Scomparin's paintings, in fact, the sign and color are flanked by a pasty and directed painting that guides light through history and the events told.

 

A painting rich in symbolism and characteristic signs (among all leaf-shaped trees) that also makes the chromatic theme take on value, as if to accompany the viewer in the narration by images.

 

Michele GOVONI.

Carlo Scomparin, pittore affermato in Italia ed Europa, le cui opere sono ospitate in molte collezioni private, è nato a Venezia nel 1951 e fin da subito dimostrò una certa spiccata abilità coloristica.

 

La sua pittura, da molti definita quasi Naïf, tende a rappresentare, attraverso l’utilizzo di una tecnica di pittura ‘pastosa’, caratterizzata da una attenzione al tema cromatico con colori puri e decisi contrasti cromatici, una realtà solo apparentemente veritiera e particolareggiata che in realtà propone paesaggi che si possono definire metafisici e quasi surreali, scanditi da tonalità intense in grado di trasportare la realtà in una dimensione surreale e a tratti onirica.

 

Nelle sue opere si riesce a cogliere la preparazione artistica su cui si fondano, ed il cammino personale dell'artista che con la sua arte propone una visione personale della vita: serena e ironica, ottimistica e colorata, palpabile dalle accese tinte che accompagnano lo spettatore in tutto il percorso attraverso i dipinti dell'artista.

Il linguaggio pittorico proprio di Scomparin è in grado di mescolare, in un equilibrio unico di forme e colori, scandito dalla espressività del segno, elemento essenziale della su pittura, forme naturali ad elementi geometrici.

 

Ciò si nota dal rispetto continuo della bidimensionalitá su di una superficie piatta in una espressività disattesa, cogliendo e rielaborando la realtà del vissuto quotidiano partendo da un elemento tanto semplice e banale quanto ancestrale:

la foglia, elemento da sempre tenuto in secondo piano nella storia dell'arte, elemento che in se racchiude tutti i principi su cui si basa l’artista stesso: l’equilibrio tra forme naturali e geometriche è perfettamente racchiuso in questo simbolo che porta sempre ad una più forte astrazione in chiave geometrica di natura ed eventi.

 

La sua è una proposta pittorica originale ed innovativa ricca di segni caratteristici, simboli, novità è continui richiami all’antico e a ciò che di ancestrale caratterizza la vita quotidiana dell'uomo del nostro tempo.

 

Prof. Siro PERIN critico

Carlo Scomparin, an established painter in Italy and Europe, whose works are housed in many private collections, was born in Venice in 1951 and immediately showed a certain marked coloring ability.

 

His painting, defined by many as almost Naïf, tends to represent, through the use of a 'pasty' painting technique, characterized by a focus on the theme chromatic colors with pure and decisive colors chromatic contrasts, a reality only seemingly true and which actually proposes landscapes that can be defined as metaphysical and almost surreal, punctuated by intense shades capable of to transport reality into a surreal and at times dreamlike dimension.

 

In his works it is possible to grasp the preparation artistic life on which they are based, and the personal journey of the artist who, with the his art offers a personal vision of life: serene and ironic, optimistic and colorful, palpable by the bright colors that accompany the spectator all along the way through the artist's paintings.

The pictorial language of Scomparin is able to mix, in a unique balance of shapes and colors, punctuated by the expressiveness of the sign, an essential element of su pittura, natural forms geometric elements.

 

This can be see from the continuous respect of the two-dimensional on a flat surface in a disregarded expressiveness, seizing and reworking the reality of daily life starting from an element so simple and banal as ancestral: the leaf, an element that has always been kept in second floor in the history of art, an element that embodies all the principles on which the artist himself is based: the balance between natural and geometric is perfectly enclosed in this symbol that always leads to a stronger abstraction in a geometric key of nature and events.

 

His is an original and innovative pictorial proposal rich in characteristic signs, symbols, novelty is continuous references to the ancient and ancestral life characterizes the daily life of the man of our time.

 

Prof. Siro PERIN critic

Dal 1999 Aldo Pallaro ha partecipato a personali e collettive, concorsi e rassegne in Veneto e Trentino. Sue opere sono in proprietà pubbliche e private.

Nella sua produzione scultorea in legno, ricca di quasi un centinaio di opere catalogate, mi ha sorpreso ed emozionato l’immagine della sua opera “Qui mi sono ritrovato”: un imponente impianto scolpito in legno d’abete, alto due metri e largo due metri e sessanta: raffigura un tavolo con due sedie accostate assieme a una straordinaria varietà di oggetti (piatti, caraffa e bicchieri sul piano del tavolo; un libro, un cappello, un paio di occhiali su una sedia; un paio di zoccoli un pallone ecc. sul pavimento).

 

Per dare l’idea delle proporzioni in scala lo stesso Aldo si è fatto fotografare su una delle due sedie, libera da oggetti: appare affetto da spaesamento, piccolo, stranito, ridicolo…Abitare all’interno di una scultura, meglio se la “tua” scultura, risulta straordinario: è probabilmente il modo più viscerale di “ingoiarla” di metabolizzarla.

 

Lasciarsi “ridicolizzare”da una scultura, dalla tua scultura è una manifestazione estrema di affetto, di intelligenza, di autoironia... Pallaro ha riscolpito in legno di cedro una scultura simile a quella premiata (in pino cembro) nel Simposio del Tesino: Ri-flessione in cedro. È un’opera di straordinaria linearità: un tronco che conserva la corteccia, divaricato in alto fino a suggerire l’idea di un vegetale, di un fiore. Le altre quattro opere in esposizione hanno un unico titolo: Le magnolie di Cristina, compongono un unico ciclo.

Lo stesso artista ci confida di aver ricevuto in dono da una donna due magnolie abbattute: la donna, cresciuta con loro, custodisce il ricordo di una storia comune, vorrebbe in qualche modo fermarne la loro vita, la loro compresenza.

 

Sono cinque opere dalla forma conica in cui si presentano aperture triangolari, a griglia, grottiformi: sculture che hanno bisogno di tagli di luce particolari che possano raggiungere gli spazi interni, spiarne l’intimità e il mistero.

Se la scultura, per sua natura, è vocata a esplorare le forme esterne, Aldo Pallaro, con coraggio, sensibilità, originalità, tenta invece di penetrare gli enigmi dell’interno.

 

Renzo FRANCESCOTTI

Since 1999 Aldo Pallaro has participated in personal and group exhibitions, competitions and reviews in Veneto and Trentino. Works of him are in public and private property.

 In his sculptural production in wood, rich in nearly a hundred cataloged works, has me surprised and moved by the image of his work by him "Here I am found ": an imposing plant carved in fir wood, high two meters and two meters and sixty wide: it represents a table with two chairs juxtaposed together with an extraordinary variety of objects (dishes, carafe and glasses on the table top; a book, a hat, a pair of glasses on a chair; a pair of clogs a ball etc. on the floor).

 

To give the idea of ??proportions to scale, Aldo himself he had himself photographed on one of the two chairs, free from objects: he appears affected by disorientation, small, bewildered, ridiculous…

Living inside a sculpture, better if "your" sculpture is extraordinary: it is probably the most visceral way to "swallow it" to metabolize it.

 

Let yourself be “ridiculed” by a sculpture, by yours sculpture is an extreme manifestation of affection, of intelligence, of self-irony ... Pallaro has re-sculpted a sculpture in cedar wood similar to the one awarded (in stone pine) in the Tesino Symposium: Cedar reflex. It is a work of extraordinary linearity: a trunk which preserves the bark, spread at the top to suggest the idea of a vegetable, a flower.

The other four works on display have a single title: Cristina's magnolias make up a single cycle.

The artist himself confides in us that he received a gift from a womantwo felled magnolias: the woman, who grew up with them, guards the memory of a common story, she would like to somehow stop it their life, their coexistence.

They are five works of form conical in which there are triangular, grid, grotto-shaped openings: sculptures that need special cuts of light that they can reach the interior spaces, spy on their intimacy and mystery. If the sculpture, by its nature, is suited to explore external forms, Aldo Pallaro, with courage, sensitivity, originality, tries instead to

penetrate the enigmas of the interior.

 

Renzo FRANCESCOTTI

Riusciamo a vedere realmente noi stessi? Come siamo fatti al nostro interno? E' difficile dirlo. Abbiamo perso l'abitudine di guardarci nel più profondo. Eppure l'epidermide è un involucro delicato, fragile, talvolta trasparente. Su di sé porta le tracce del nostro vissuto, della nostra esperienza, si imprime di emozioni, di sofferenze, di gioie. La nostra pelle è come la corteccia di un albero, segnata dal tempo, dalle stagioni, dai venti gelidi, dal calore del sole. Aldo Pallaro è uno scultore del legno che ci guida in questa introspezione, che da fisiologica si fa psichica.

Ha sempre avuto fin nei suoi primi lavori l'attenzione scrupolosa di fissare lo sguardo al di là del velo, ovvero al di là della materia, oltre l'epitelio sensibile. Scelto il pezzo adatto a rivelare il segreto, l'immediata scoperta.

Sotto pulsa il sangue, scattano le nervature, affiorano espansioni, dilatazioni, con toni e forme che nascono dal di dentro. Ed ecco sgorgare strutture antropomorfe, suggestivo il Pruno torto, efflorescenze come grandi funghi, arcaiche e misteriose stele ovvero le Geometrie del silenzio, cortecce dalle curiose torsioni, silenti lastre istoriate dal tempo sulle quali si dipanano segni codificati, simboli, arabeschi, coniati solo dalla natura.

 

Gabriella NIERO

 

Can we really see ourselves? How are we made inside? It is hard to say. We have lost the habit of looking deeply into ourselves. Yet the epidermis is a delicate, fragile, sometimes transparent envelope. On itself it bears the traces of our life, of our experience, it is imprinted with emotions, suffering, joys. Our skin is like the bark of a tree, marked by time, by the seasons, by the cold winds, by the heat of the sun.

Aldo Pallaro is a wood sculptor who guides us in this introspection, which goes from physiological to psychic.

Since his earliest works, he has always had the scrupulous attention to fix the gaze beyond the veil, that is, beyond matter, beyond the sensitive epithelium. Chosen the right piece to reveal the secret, the immediate discovery.

Below the blood pulsates, the ribs snap, expansions, dilations emerge, with tones and shapes that arise from within. And here anthropomorphic structures gush out, the twisted Pruno is evocative, efflorescences like large mushrooms, archaic and mysterious steles or the Geometries of silence, barks with curious twists, silent plates historiated by time on which codified signs, symbols, arabesques unravel, coined only by nature.

 

Gabriella NIERO

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